lunedì, Marzo 30, 2026
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Settore hospitality: salari in crescita, ma aumenta la fatica del personale

Negli ultimi anni il lavoro nell’ospitalità è stato spesso interpretato attraverso una chiave principale: la difficoltà nel trovare personale. Non soltanto in termini quantitativi, ma soprattutto rispetto alla disponibilità di risorse stabili e adeguatamente formate, con effetti diretti sulla qualità del servizio e sulla solidità operativa delle imprese. Si tratta di un tema +che continua a rappresentare una criticità strutturale per il comparto.
Accanto a questa lettura, tuttavia, si apre un ulteriore livello di analisi.

Oltre la carenza: il tema delle condizioni di lavoro

Non si tratta più esclusivamente di inserire nuove risorse nel sistema, ma di comprendere in quali condizioni queste operano e quanto il lavoro — oggi segnato da maggiore pressione, ruoli più ampi e percorsi di crescita accelerati e meno lineari — sia sostenibile nel lungo periodo.
Un contributo utile in questa direzione arriva dalla Hospitality People Survey 2026, realizzata da KAM su un campione di 1.446 lavoratori del settore nel Regno Unito. Più che evidenziare una crisi, l’indagine mette in luce una tensione strutturale: alcuni indicatori migliorano, mentre aumenta la fatica percepita da chi lavora.

Salari più adeguati, ma aumenta l’insicurezza

Nel contesto britannico analizzato, il 63% degli intervistati considera il proprio salario coerente con il ruolo ricoperto, dato in crescita rispetto all’anno precedente. Si tratta di un segnale di progressivo allineamento delle condizioni economiche, pur legato a una percezione soggettiva e a uno specifico mercato.
A questo miglioramento si affianca però un elemento opposto: l’insicurezza. L’81% dichiara di aver sperimentato, dopo una promozione o un aumento, forme di imposter syndrome, ovvero la sensazione di non essere all’altezza del proprio ruolo nonostante le competenze. Un dato che evidenzia come percorsi di crescita più rapidi non siano sempre accompagnati da strumenti adeguati di supporto.

Organizzazione del lavoro: meno straordinari, più controllo

Sul piano operativo emergono segnali di cambiamento. Diminuisce la quota di lavoratori che eccede in modo significativo le ore contrattuali e cresce la percentuale di chi riceve una retribuzione per gli straordinari. Indicatori che suggeriscono una maggiore attenzione alla pianificazione e alla gestione delle risorse, in un contesto in cui la retention continua a rappresentare una delle principali sfide.

Work-life balance: il problema della prevedibilità

Nonostante questi progressi, la percezione dell’equilibrio tra vita privata e lavoro continua a peggiorare. Solo il 53% degli intervistati ritiene soddisfacente il proprio work-life balance, in calo rispetto agli anni precedenti.
Il nodo centrale non sembra essere la quantità di lavoro, quanto la sua prevedibilità: modelli più flessibili si traducono spesso in turni variabili e organizzazioni reattive, rendendo complessa la costruzione di una stabilità personale.

Retention e trasformazione delle aspettative

Cambia anche il rapporto con il lavoro. Le motivazioni che spingono a restare nel settore non sono più esclusivamente economiche: assumono crescente rilevanza la qualità dell’esperienza lavorativa, le opportunità di crescita e lo sviluppo professionale.
L’ospitalità si configura quindi sempre meno come occupazione temporanea e sempre più come percorso di carriera.

Tecnologia tra opportunità e complessità

All’interno di questo scenario si inserisce anche il tema tecnologico. Il 52% degli intervistati considera l’intelligenza artificiale uno strumento utile, ma aumenta parallelamente la percezione di una maggiore complessità operativa.
Un equilibrio ancora in evoluzione, che riflette una fase di transizione: il potenziale dell’innovazione è riconosciuto, ma la sua integrazione nei processi non è ancora pienamente consolidata.

Un settore in evoluzione

Nel complesso, la survey descrive un comparto più strutturato rispetto al passato, ma anche più esigente nei confronti dei lavoratori. Migliorano alcune condizioni, mentre cresce il livello di pressione. Le opportunità aumentano, ma richiedono maggiore capacità di adattamento.
Non si tratta di una contraddizione, bensì di una fase di passaggio: da un lato salari più allineati, maggiore controllo operativo e percorsi di crescita più rapidi; dall’altro un sistema che non ha ancora raggiunto un equilibrio sostenibile per chi vi lavora.
La pressione non deriva più soltanto dalla carenza di personale o dagli aspetti economici, ma da un cambiamento più profondo: le responsabilità crescono più velocemente dei percorsi di sviluppo, l’organizzazione migliora ma resta in parte reattiva, e alle persone è richiesto un livello di adattamento sempre più elevato.
In questo contesto, la sostenibilità del lavoro nell’ospitalità non riguarda più soltanto orari o retribuzioni, ma la struttura complessiva e la coerenza dei percorsi professionali.

Leggi l’articolo anche su Horecanews.it

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