Un progetto di ristorazione a doppio format, uno chef con due stelle Michelin e uno studio di design internazionale: sono questi gli ingredienti del rilancio gastronomico del Grand Hotel Flora di Roma. L’hotel di via Veneto ha affidato la guida del nuovo rooftop a Rocco De Santis, chef salernitano classe 1979, che lascia Firenze dopo aver costruito in città un percorso culminato con il riconoscimento della seconda stella Michelin nel novembre 2020 (guida 2021), preceduta dalla prima nel novembre 2019 (guida 2020).
Al settimo piano dell’hotel prenderanno forma due realtà distinte. Una sarà dedicata al fine dining mediterraneo e ai grandi classici dello chef; l’altra seguirà una formula all-day dining più accessibile, che abbina piatti della tradizione gastronomica nazionale a una proposta di mixology d’autore. A disegnare gli spazi è Tihany Design, studio con sede a New York che ha firmato alcuni dei progetti più noti dell’hospitality internazionale di lusso: il ristorante tre stelle Michelin Daniel di Daniel Boulud a New York, il Per Se di Thomas Keller — presentato come reinterpretazione del French Laundry — anch’esso tre stelle Michelin a New York, il Novikov di Miami, il Dinner by Heston Blumenthal a Londra e l’Oro Restaurant dell’hotel Cipriani di Venezia.
De Santis è già presente a Roma per seguire sia l’organizzazione del progetto gastronomico sia l’avanzamento del cantiere. Il General Manager dell’hotel, Simone D’Alessandro, ha inquadrato l’ingaggio come un passaggio strategico: “L’eccellenza di Rocco De Santis sposa il nuovo corso dell’albergo. Accogliamo uno dei migliori chef italiani, maestro nel fondere estetica, tecnica e sapori mediterranei. La sua guida sarà fondamentale per il posizionamento dell’hotel e per l’attesissimo lancio del nostro nuovo Rooftop. Con una visione già perfettamente allineata, il nostro team è pronto a ridefinire gli standard della ristorazione d’élite nella Capitale.”
Il restyling del rooftop rientra in un programma di rinnovamento più ampio che coinvolge l’intero hotel. Francesco Naldi, COO della Salvatore Naldi Group, ha dichiarato: “Siamo felici di questa rinascita dell’hôtellerie romana di cui ci sentiamo orgogliosamente parte con gli importanti interventi di restyling che stiamo realizzando al Grand Hotel Flora, a partire dal roof, insieme al prestigioso studio di interior di New York Tihany Design. L’arrivo dello Chef De Santis si inserisce in questo importante percorso di rinnovamento che speriamo possa regalare alla città una nuova insegna di riferimento nell’ambito dell’alta ristorazione d’hotel.”
Per De Santis, il passaggio a Roma non è una svolta ma una scelta di evoluzione. “Dopo nove anni intensi, ricchi di traguardi e soddisfazioni importanti, ho scelto di rimettermi in gioco. Non per cambiare direzione, ma per evolvermi. Questa nuova avventura nasce dal desiderio di confrontarmi con stimoli diversi e da una visione condivisa: creare un progetto capace di unire identità, ricerca e ospitalità in modo autentico e contemporaneo. Porto con me tutto ciò che ho costruito finora, con la consapevolezza che ogni esperienza è un punto di partenza, mai di arrivo. Un nuovo inizio per crescere ancora, alzare l’asticella e scrivere insieme una pagina nuova”, ha spiegato lo chef.
Francesco Naldi, Rocco de Santis, Simone D’Alessandro
La biografia professionale di De Santis è costruita su una sequenza di esperienze in cucine di alto livello, in Italia e all’estero. Il punto di partenza è la Torre del Saracino di Gennaro Esposito, dove lo chef ha lavorato subito dopo la scuola alberghiera in quello che lui stesso descrive come un periodo “folgorante”. Seguì una tappa all’Hotel Eden di Roma, primo contatto con la ristorazione integrata nell’hotellerie, e poi due esperienze formative all’estero: da Georges Blanc a Vonnas, in Francia, segnata dal rigore e dalla precisione della cucina d’Oltralpe, e al Domaine de Châteauvieux in Svizzera, ristorante due stelle Michelin dello chef Philippe Chevrier, dove De Santis racconta di aver affinato “la conoscenza sulle carni, i fondi e le salse” e appreso “la metodica di una cucina e di un’organizzazione che posso definire senza remore come perfetta”. Il rientro in Italia ha portato ulteriori collaborazioni con gli chef Pino Lavarra e Andrea Aprea e una tappa al Byblos Art Hotel, esperienze che lo chef considera tappe decisive nella definizione della propria cucina.
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