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Enoturismo, mercato da 46,5 miliardi di dollari in crescita

L'enoturismo, in controtendenza con i consumi di vino in negativo, cresce del +12,9% annui. A Hospitality il rapporto curato da Roberta Garibaldi.

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In un contesto segnato dal calo dei consumi globali di vino, che nel 2023 hanno toccato i livelli più bassi dal 1961, l’enoturismo si conferma un’opportunità strategica per il comparto vitivinicolo italiano. Il settore vale 46,5 miliardi di dollari (circa 39,1 miliardi di euro) a livello mondiale e mostra prospettive di crescita del 12,9% annuo, rappresentando uno dei segmenti più dinamici del turismo esperienziale. Lo rivela lo studio “Quando il vino incontra il turismo. Numeri e modelli delle cantine italiane”, a cura di Roberta Garibaldi, docente all’Università degli Studi di Bergamo e presidente di Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, insieme a SRM Centro Studi e Ricerche collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo. Il rapporto, realizzato per FINE #WineTourism Marketplace Italy, è stato presentato oggi a Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza presso Riva del Garda Fierecongressi, analizzando l’organizzazione, le performance economiche e le prospettive del settore con un confronto sui principali benchmark internazionali.

Scenario globale e leadership europea

Il mercato mondiale dell’enoturismo raggiunge 46,5 miliardi di dollari (circa 39,1 miliardi di euro), configurandosi come uno dei comparti a maggiore dinamicità nel turismo esperienziale. L’Europa detiene oltre la metà del mercato (51%), con Italia, Francia e Spagna in posizione di guida. Le stime per i prossimi anni indicano un tasso di crescita medio annuo del 12,9%, riflettendo l’interesse crescente dei viaggiatori per esperienze autentiche che valorizzano territorio, cultura produttiva e sostenibilità, secondo i dati di Grand View Research 2024.

Questo trend positivo si manifesta in controtendenza rispetto all’andamento dei consumi di vino a livello globale. In questo quadro, l’enoturismo diventa un elemento chiave per le cantine: consente di diversificare le fonti di ricavo, potenziare le vendite dirette e sviluppare una relazione più profonda con il consumatore finale.

Flussi turistici e opportunità di internazionalizzazione

I dati sui flussi nelle cantine italiane evidenziano significative opportunità di sviluppo. I visitatori nazionali costituiscono il 55% del pubblico, quota che arriva al 62% conteggiando anche residenti e visitatori di prossimità, segmento più contenuto ma strategico per fidelizzazione e vendite dirette. I turisti stranieri rappresentano il 32%, percentuale inferiore rispetto ad altre destinazioni europee e internazionali. La struttura del pubblico appare sostanzialmente omogenea tra piccole e grandi realtà, segnalando che la scarsa internazionalizzazione caratterizza l’intero comparto in modo trasversale.

Si registra inoltre un ampio margine di crescita per le stagioni fredde, in particolare per l’autunno, meno sfruttato in Italia rispetto a mercati come quello francese, dove costituisce il periodo di maggiore affluenza. Al momento, primavera ed estate raccolgono complessivamente il 68% delle visite. L’apertura al pubblico continua a escludere frequentemente le festività nazionali, situazione che varia in base alle dimensioni aziendali: le strutture più grandi assicurano una continuità maggiore grazie a un’organizzazione più articolata.

Governance: frammentazione e necessità di integrazione

Tra gli aspetti critici emersi dallo studio presentato a Riva del Garda figura la governance dell’enoturismo. Il coordinamento territoriale è distribuito tra molteplici attori – consorzi di tutela, assessorati regionali, distretti del cibo, Strade del Vino, Movimento Turismo del Vino – con competenze spesso non coordinate. Nonostante tale frammentazione, si rileva un marcato interesse per modelli di gestione più integrati, con il 62% delle imprese disponibile a sostenere economicamente la costituzione di un consorzio pubblico-privato dedicato al marketing territoriale, pur con contributi contenuti. Un segnale evidente della volontà di creare sinergie, a patto di una governance efficiente e condivisa.

Dinamismo negli investimenti

Le cantine dimostrano una notevole propensione all’investimento: nel triennio 2022-2024 ha investito il 77% delle imprese enoturistiche, percentuale più elevata rispetto al settore alberghiero. L’impegno finanziario è considerevole: mediamente, le aziende allocano oltre il 14% del fatturato agli investimenti, con un’incidenza ancora superiore nelle imprese di dimensioni minori. Gli investimenti rimangono prevalentemente orientati al core vitivinicolo, ma si rafforza l’attenzione verso innovazione, sostenibilità, digitale, accessibilità e qualità dell’esperienza. Per il triennio 2025-2027, oltre metà delle imprese prevede ulteriori investimenti, confermando un clima di cauto ottimismo.

Risultati economici e tipologie aziendali

Lo studio dimostra come investimenti e strategie organizzative efficaci producano risultati economici tangibili. Le imprese che hanno investito presentano redditività ed efficienza superiori: nel 2024 il ROE mediano si attesta a circa l’1,7%, a fronte di valori prossimi allo zero per le aziende che non hanno investito, mentre la produttività raggiunge circa 70mila euro per addetto, contro poco più di 50mila euro.

L’eterogeneità dei risultati si riflette nei profili aziendali identificati dalla ricerca, che delineano una panoramica articolata dell’enoturismo nazionale. Oltre a modelli più territoriali e tradizionali, fortemente legati al mercato domestico, si distinguono imprese orientate alla distribuzione commerciale e all’uso intensivo dei canali di comunicazione, realtà che puntano sulla crescita tramite investimenti evolutivi in digitale e sostenibilità, e aziende con domanda internazionale significativa ma assetti organizzativi ancora tradizionali. I cluster più performanti registrano tassi di crescita di ricavi e attivo oltre il 25% nel periodo 2019-2024.

Ricadute economiche territoriali

L’analisi si estende all’impatto territoriale, mettendo in luce come il turismo enogastronomico generi un effetto economico superiore alla media nazionale. Ogni presenza turistica riferita a questo segmento produce oltre 150 euro di valore aggiunto, attraverso una struttura di spesa che attiva una filiera estesa e radicata localmente – dall’agricoltura alla ristorazione, dai servizi al commercio, fino alla cultura e all’artigianato.

La capacità di integrare imprese, istituzioni, operatori turistici e comunità locali moltiplica l’impatto economico dell’enoturismo e ne consolida il ruolo di strumento per la destagionalizzazione, la valorizzazione delle aree interne e la distribuzione della ricchezza territoriale. L’interazione tra cantine, filiere produttive e servizi locali permette di trasformare l’esperienza enoturistica in un modello di sviluppo territoriale integrato, capace di produrre benefici duraturi che superano i confini della singola impresa.

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