La disponibilità di personale rappresenta una delle principali sfide per il settore turistico delle Dolomiti bellunesi, dove la crescita delle assunzioni si confronta con un progressivo ridimensionamento della popolazione in età lavorativa. Negli ultimi quattro anni il numero di lavoratori assunti è aumentato del 30%, con un incremento del 15% rispetto al 2025, ma il territorio deve ricorrere sempre più spesso a risorse provenienti da altre aree.
Il quadro emerge da uno studio dell’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro, presentato il 12 ottobre 2026 durante l’incontro “Turismo: lavoro, occupazione, futuro. Per un territorio attrattivo, vivo ed abitato”, organizzato da Confcommercio Belluno – Dolomiti a Longarone Fiere nell’ambito di Dolomiti HoReCa.
La ricerca, illustrata da Manuela De Colle, ha analizzato i flussi occupazionali tra gennaio e agosto 2026, confrontandoli con quelli degli anni precedenti e delle altre destinazioni turistiche venete. L’analisi conferma che il comprensorio dolomitico è quello che registra la maggiore crescita del numero di lavoratori assunti nel turismo a livello regionale.
Oltre 6.000 contratti nel 2026, prevalgono alberghi e ristorazione
Nei primi otto mesi del 2026 sono stati finalizzati oltre 6.000 contratti nel comparto turistico delle Dolomiti bellunesi. Già nel 2025 il saldo occupazionale era risultato positivo per 601 posizioni, salite a 816 considerando l’intero territorio provinciale.
Il peso maggiore delle assunzioni riguarda gli alloggi, che rappresentano il 60% del totale, mentre la ristorazione incide per il 32%. Il restante 8% è riconducibile agli altri servizi, una componente cresciuta del 409% rispetto al 2022, anche per effetto delle Olimpiadi e Paralimpiadi.
Tra i profili maggiormente ricercati figurano camerieri di ristorante, cuochi e personale non qualificato nei servizi di ristorazione.
La natura stagionale dell’attività turistica emerge con chiarezza dalla composizione dei contratti: il 98% delle assunzioni è a tempo determinato e il 79% riguarda rapporti stagionali. Le forme contrattuali a tempo indeterminato e l’apprendistato hanno invece un’incidenza marginale.
Nell’estate 2026 il 56% dei lavoratori stagionali è stato riassunto dalla stessa impresa, mentre il 44% ha affrontato una prima esperienza. Si tratta di un ricambio significativo che rende particolarmente importante per le aziende sviluppare strategie di fidelizzazione del personale.
Il nodo demografico: sempre meno lavoratori residenti
La crescita della domanda di lavoro si scontra con una disponibilità di risorse locali in progressiva diminuzione. Negli ultimi vent’anni la popolazione in età lavorativa è calata del 12,5% nella provincia di Belluno e del 21,9% nell’area dolomitica.
Questa dinamica rende necessario ampliare il reclutamento oltre i confini del comprensorio. Nel 2025 il 56% degli stagionali risultava infatti occupato a più di 50 chilometri dal proprio comune di residenza.
Come ha evidenziato Manuela De Colle, le Dolomiti presentano la crescita occupazionale più elevata tra le aree turistiche venete, ma sono anche costrette a cercare personale in territori più distanti rispetto alle destinazioni che possono contare su bacini demografici maggiori e collegamenti più agevoli.
La questione non riguarda quindi soltanto la ricerca di candidati, ma anche le condizioni che permettono loro di trasferirsi, raggiungere il posto di lavoro e stabilirsi nel territorio.
Alloggi, mobilità e welfare per rendere più attrattive le strutture ricettive
Le possibili risposte alla carenza di personale sono state al centro del confronto tra istituzioni e rappresentanti del settore alberghiero.
Marco Staunovo Polacco, Presidente della Provincia di Belluno, ha indicato la residenzialità, il trasporto pubblico e i collegamenti territoriali come ambiti prioritari sui quali intervenire per migliorare l’attrattività del comprensorio nei confronti dei lavoratori locali e di quelli provenienti da altre aree.
Per Raffaella Bordin di Veneto Lavoro, gli strumenti di incontro tra domanda e offerta, come Incontra Lavoro, rappresentano una risorsa importante, ma non sufficiente a superare il problema. Il solo ricorso a lavoratori stagionali e stranieri non può infatti soddisfare l’intero fabbisogno occupazionale.
Occorre ampliare le opportunità di accesso al settore, soprattutto per giovani e donne, attraverso condizioni contrattuali più attente alla conciliazione tra vita privata e professionale. In questa prospettiva, welfare aziendale, flessibilità organizzativa e qualità dei servizi territoriali diventano elementi importanti per favorire la permanenza dei dipendenti.
Formazione e crescita professionale, il ruolo delle imprese
Il rapporto tra formazione e occupazione è stato approfondito da Enrica Scopel, Direttrice di ITS Academy Turismo Veneto, che ha illustrato l’attività del corso di Belluno, frequentato anche da studenti provenienti da fuori provincia e da persone appartenenti a fasce d’età differenti.
Accanto alla preparazione delle nuove figure professionali, l’Academy sviluppa programmi di reskilling destinati ai lavoratori senior. L’obiettivo è accompagnare l’evoluzione delle competenze richieste dal settore, evitando però che le risorse formate siano successivamente costrette a cercare opportunità altrove.
Su questo aspetto si è soffermata anche Carla Medri, Vicepresidente dell’Associazione degli Albergatori di Cortina, sottolineando come le imprese ricettive debbano offrire non soltanto un impiego, ma un’esperienza professionale caratterizzata da formazione, possibilità di crescita, orari prevedibili e maggiore equilibrio tra lavoro e vita personale.
“Non vogliamo limitarci a portare capitale umano sulle Dolomiti, vogliamo creare le condizioni perché il capitale umano delle Dolomiti scelga di rimanere”, ha dichiarato Medri.
Per favorire l’inserimento dei nuovi lavoratori, l’Associazione degli Albergatori di Cortina sta organizzando un incontro di accoglienza all’inizio della stagione invernale, rivolto a chi arriva per la prima volta nella destinazione. L’intenzione è ripetere l’iniziativa all’avvio di ogni stagione, offrendo ai dipendenti l’opportunità di conoscere il territorio e inserirsi nella comunità locale.
Più collaborazione tra scuole e aziende turistiche
Il confronto ha evidenziato anche la necessità di rafforzare le relazioni tra imprese dell’ospitalità e istituti di formazione.
Confcommercio Belluno – Dolomiti ha confermato di lavorare a un progetto formativo territoriale rivolto ai nuovi lavoratori, in collaborazione con Ascom Formazione e con il sostegno economico dell’Ente Bilaterale del turismo.
Giovanni Maregotto, vicepresidente vicario dei Giovani di Federalberghi Veneto, ha richiamato l’importanza del dialogo tra sistema scolastico e imprese, ricordando il progetto di Certificazione delle Competenze RENAIA, realizzato con il coordinamento di diversi soggetti, tra cui Unioncamere.
L’incontro, moderato dal giornalista Nicola Maccagnan, si è inserito nel percorso di confronto avviato a fine giugno dall’Associazione degli Albergatori di Cortina. Dopo i saluti di Maurizio Castro, Amministratore Unico di Longarone Fiere, Paolo Doglioni, Presidente di Confcommercio Belluno – Dolomiti, e Lucas Pavanetto, Vicepresidente della Regione Veneto intervenuto in videocollegamento, i lavori sono stati introdotti da Walter De Cassan, Presidente di Federalberghi Belluno Dolomiti.
Hanno partecipato anche gli studenti del secondo anno dell’ITS Academy di Belluno e una rappresentanza dell’Istituto Alberghiero Dolomieu di Longarone, accompagnata dalla dirigente Maria Pastrello.
Dai dati e dagli interventi emerge così una priorità per le aziende turistiche del comprensorio: affiancare alla crescita delle opportunità occupazionali condizioni abitative, servizi e percorsi professionali capaci di rendere più stabile il rapporto tra lavoratori, imprese e territorio.


